"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

I disturbi del comportamento alimentare in adolescenza: il caso dell’anoressia

A cura del Dott. Siciliano Angelo – psicologo, psicoterapeuta, esperto in neuropsicologia

Caricatura, ti diranno alcuni che, amanti ebbri di carne, non comprendono l’anonima eleganza dell’umana armatura. Tu, scheletro alto, invece corrispondi al mio gusto più squisito!” (da I fiori del male, C. Baudelaire).

Anoressia 2 Vicenzaingreen

Tra le sfide più delicate che ogni essere umano deve affrontare nel corso della sua crescita psicologica troviamo senza dubbio quelle che riguardano una buona gestione del rapporto con il cibo e il corpo. Il cibo ci dà il nutrimento necessario per preservare le nostre funzioni biologiche e vitali, ma allo stesso tempo ci offre il piacere della degustazione. Dal canto suo, il corpo possiede o esprime molteplici funzioni e significati: è fonte di stimoli interni di vario tipo (impulsi, sensazioni, bisogni); è una di “zona di confine” che connette il nostro mondo interno alla realtà esterna, consentendoci di percepirla attraverso i cinque sensi e di interagire con essa mediante l’azione; rappresenta il nostro modo di essere nel mondo, ciò che gli altri immediatamente riconoscono di noi. Per questa ragione il corpo rappresenta il punto di partenza di ogni possibile esperienza, il fondamento su cui costruire la nostra identità personale e sessuale. Per esempio, il modo in cui un individuo percepisce e vive il proprio corpo è determinante per il valore che attribuisce a se stesso (bello/brutto, gradevole/sgradevole, buono/cattivo, etc.) e per la scelta dell’orientamento sessuale (etero, omo, bisessuale, etc.). 

Durante l’adolescenza, l’uomo deve fare i conti con i profondi cambiamenti corporei caratteristici di questa fase della vita, legati allo sviluppo puberale e ormonale (cambiamento di statura, peso, timbro di voce, aumento delle dimensioni dei genitali e del desiderio sessuale, sviluppo dei caratteri sessuali secondari, come la peluria nell’uomo o l’aumento dei seni nella donna). Inoltre, da un punto di vista evolutivo, l’adolescente sta transitando su quel tortuoso percorso che porta dal mondo della fanciullezza a quello degli adulti, e si trova disorientato, sentendo di non appartenere né all’uno né all’altro, come sospeso in una “terra di nessuno”. Molti ricercatori ritengono che l’adolescenza rappresenti di per sé un periodo “critico” nell’arco della vita di ciascuno, poiché l’afflusso straordinario di cambiamenti biologici, psicologici e sociali può complicare molto la risposta a interrogativi importanti, come “chi sono?”, “cosa desidero?”, “quanto valgo?”. Tutto ciò fa provare all’adolescente un senso di smarrimento, incertezza e confusione (la sensazione di “non ritrovarsi più”) che spesso si riverbera nel suo rapporto con cibo e corpo (per es. rifiuto del cibo, abbuffate, vomito, etc.). Per queste ragioni i cosiddetti “disturbi del comportamento alimentare”, come anoressia e bulimia, sono considerati problemi tipici della pubertà. Così come l’adolescenza è da sempre una fase di crescita dell’essere umano, così anche i problemi col cibo hanno una storia altrettanto antica. A tal proposito basti pensare che la prima descrizione sistematica di un caso di anoressia risale addirittura al XVI secolo. Con un buon grado di certezza possiamo sostenere che problemi simili siano esistiti anche in epoche precedenti, tuttavia non possiamo fornirne evidenza per la scarsità di documentazioni. Quindi, in un certo senso, il progresso delle conoscenze mediche e psicologiche ha portato a galla e analizzato una serie di fenomeni che precedentemente venivano ignorati, minimizzati o fraintesi. D’altro canto è vero che oggi queste manifestazioni sono molto più diffuse rispetto al passato, tanto che qualcuno ha sostenuto che se il Settecento si è segnalato per la sifilide, l’Ottocento per la tisi, il Novecento si è contraddistinto per i disturbi del comportamento alimentare. 

Attualmente sappiamo che in Italia circa 3 milioni di persone – pari al 5% della popolazione – soffre per questo tipo di disagio. Inoltre, ricerche recenti dimostrano un preoccupante allargamento a macchia d’olio, in una situazione tale per cui queste patologie non si declinano più esclusivamente al femminile, ma coinvolgono anche gli uomini, ed iniziano a manifestarsi in età prima “inusuali”, nella tarda fanciullezza o con l’ingresso nel climaterio. Proviamo a comprendere più da vicino cosa gli esperti intendano con “disturbi del comportamento alimentare”. Come mai è stata scelta proprio questa espressione per indicare i problemi legati al rapporto col corpo e col cibo? Perché fare riferimento al “comportamento”, qualcosa di esterno e visibile, invece che a specifiche caratteristiche della mente? Solitamente gli psicologi preferiscono andare al di là di quanto appare, vogliono comprendere quali sono le motivazioni interne e profonde che sostengono un certo comportamento. Evidentemente è un loro specifico interesse farlo anche nel caso dei disturbi del comportamento alimentare, tuttavia prediligono quest’espressione perché vogliono sottolineare che molte volte si tratta di disagi potenzialmente transitori e normali, specialmente durante l’adolescenza. Come dicevamo prima, spesso si tratta di reazioni temporanee legate ad una non completa accettazione del proprio aspetto fisico, a cocenti delusioni amorose, a particolari situazioni familiari, o ancora ad un lutto. Meritano, invece, una giusta preoccupazione quei comportamenti che si protraggono nel tempo, che rischiano di configurarsi quale unica possibile strategia che il ragazzo ha per affrontare le difficoltà che incontra. 

Quando possiamo parlare di anoressia vera e propria? L’“anoressia mentale” è una sindrome psicologica caratterizzata principalmente dal fatto che la persona si rifiuta di mangiare oppure si ostina in una dieta sacrificante che la porta a dimagrire drasticamente, fino a raggiungere un peso corporeo 12-15 kg al di sotto del normale. Lo stato di denutrizione determina una serie specifica di sintomi fisici, quali squilibri ormonali, metabolici e neurologici, talvolta molto gravi e perfino irreversibili. Molti di questi sintomi, almeno nelle fasi iniziali della malattia, devono essere letti come tentativi dell’organismo di adattarsi al diminuito apporto calorico. Negli anoressici troviamo una maggiore sensibilità ai livelli di glucosio e insulina, tanto che circa la metà di questi pazienti soffre di diabete insipido. Inoltre, queste persone mostrano una minore capacità di regolare la propria temperatura corporea, cosicché diventano intolleranti al caldo o al freddo, e possono accusare una comparsa anomala di peluria in diverse parti del corpo. Poiché ancora oggi l’anoressia è una patologia prevalentemente femminile, gli esperti considerano la scomparsa del ciclo mestruale uno dei segni più classici. Perlopiù questa manifestazione ha lo scopo di risparmiare i circa 80 cc di sangue che la donna perde ad ogni mestruazione, tuttavia non molti sanno che in un buon 20% dei casi essa precede il dimagrimento, e dunque ha un’origine psicologica specifica che può essere compresa all’interno della storia individuale della persona. Ciò che colpisce di più nell’anoressica è l’indifferenza rispetto al calo di peso, nel senso che non mostra alcuna preoccupazione per il suo deperimento fisico, anzi rimane fortemente angosciata dalla paura di ingrassare, come se avesse perso il contatto con la propria immagine riflessa nello specchio. Tale stato d’animo la porta a controllare in maniera sempre più esasperata l’assunzione di cibo, il senso di sazietà e il peso corporeo: per esempio può sminuzzare o nascondere gli alimenti, usare diuretici o lassativi, provocarsi il vomito, impegnarsi in attività ginniche estenuanti. A volte la rigidità della dieta può essere talmente sfibrante da esaurire l’energia della persona, facendola cadere nelle cosiddette abbuffate – vere e proprie “orge di cibo” in cui divorao o” in cui in un forte stato di prostrazione psicologica età di questi pazienti soffre di diabete insipido quantità enormi e disparate di alimenti. Questi “cedimenti” determinano insopportabili sensi di colpa, vergogna e disprezzo di sé, sentimenti dai quali la persona anoressica cerca di liberarsi, restaurando – come in un circolo vizioso – il precedente regime di restrizione alimentare.

Cos’è che imprigiona le persone anoressiche in uno scontro senza fine con il corpo ed i suoi più naturali impulsi? Innanzitutto dobbiamo considerare che, a dispetto delle apparenze, il cibo rappresenta qualcosa di molto importante nella vita di queste persone, infatti esso monopolizza quotidianamente ogni loro interesse, pensiero e conversazione; in realtà il cibo non le lascia affatto indifferenti, anzi suscita in loro una forte avidità, tant’è vero che spesso provano un gran piacere a cucinare piatti raffinati per gli altri e possono in taluni casi anche impegnarsi nel campo della ristorazione. Questo è uno dei paradossi espressi da queste persone: devono stare lontane proprio da ciò che desiderano maggiormente. La lancetta della bilancia diventa il “metro” della loro autostima, perché si sentono tanto più “piene di sé” quanto più riescono a trionfare sulle urgenze imposte dal corpo (fame, sete, fatica, dolore, bisogni sessuali, etc.). Un altro apparente paradosso è che, inseguendo un insaziabile ideale di magrezza, si scarnificano, sembrano voler letteralmente scomparire eppure diventano sempre più “visibili”, perché suscitano le nostre attenzioni, preoccupazioni e cure. I loro corpi emaciati, filiformi e spigolosi sono i mezzi attraverso cui prendono forma le “urla” di un disagio emotivo profondo che non può essere comunicato in altro modo. Da un certo punto di vista, ciò che “vogliono” fare i ragazzi anoressici non è molto diverso da quello che desiderano i loro coetanei, cioè trovare se stessi, la propria indipendenza e autonomia dai genitori. Tuttavia, per loro il compito è ancora più arduo, perché affrontano la “tempesta adolescenziale” con importanti carenze alle spalle, con una fragilità spesso legata ad un complesso rapporto con i genitori, nonché al modo in cui sono state vissute o interpretate le cure materne nel corso dell’infanzia.

Ci siamo rifatti il look!


Dr.Siciliano Angelo
psicologo-psicoterapeuta
esperto in neuropsicologia
info.studioneuropsicologia@gmail.com
tel 370.3225165




Incredibilmente te...

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In collaborazione con il Dott. Angelo Siciliano, Psicologo - Psicoterapeuta, Esperto in Neuropsicologia
In alternativa al salutare silenzio, uno spazio di controinformazione e approfondimento, dedicato a quei lettori che, scansando la semplificazione stonata dell’opinionismo da rotocalco patinato e mal digerendo l’imperante “mordi e fuggi” del junk reading 2.0, preferiscono l’affidabilità di un sapere scientifico rigoroso e di origine controllata, degustato con uno stile di lettura lento, capace di restituire il suono delle parole, la succulenza dei concetti e la fragranza delle sfumature, nutrendo – senza mai sfamare – la curiosità per la scoperta, il mondo, l’uomo, i come e i perché della mente umana.

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