"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

Due comunità nel mirino del Nas Indagato il legale rappresentante

L’accusa contestata a Marco Masiero è che gli operatori fossero assenti o insufficienti rispetto ai ragazzi ospitati nella struttura: per il loro mantenimento sono concessi contributi pubblici

Ragazzi ospitati in comunità (tanto educative quanto familiari) ma senza un’adeguata presenza da parte degli educatori, insufficienti per numero o in alcune fasce orarie assenti. Ecco perché il reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture è stato contestato a Marco Masiero, 44 anni di Padova, legale rappresentante di due onlus che ospitano ragazzi dai 14 ai 18 anni e, per questa ragione, ricevono dei contributi pubblici grazie a una convenzione stipulata con l’amministrazione comunale. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero padovano Francesco Tonon ed è affidata ai carabinieri del Nas che si sono attivati dopo una segnalazione dell’Ufficio provinciale del lavoro. Ufficio provinciale che, in seguito a una serie di controlli, aveva segnalato le irregolarità riscontrate nelle due strutture socio-assistenziali. Si tratta della comunità educativa Giovanni Danieli che ha due sedi nel quartiere San Bellino, in via Zara 35 e in via Induno 38 (rispettivamente 8 e 3 posti in base alle tabelle dell’Usl 16); e della comunità familiare Ilithyia che si trova a Chiesanuova in via Calzecchi Onesti 25/12 (5 posti) mentre la sede dell’ente gestore, l’associazione omonima, è in via Zara 34.
La comunità deve rispettare degli standard per quanto riguarda i requisiti, senza i quali non solo non viene concessa l’autorizzazione all’esercizio, ma nemmeno può essere “accreditata” (e quindi ricevere contributi pubblici) secondo quanto previsto da un provvedimento attuativo delle legge regionale numero 22 del 2002 sui Servizi socio-assistenziali. E quali sono? Nella comunità educativa – che ha il compito di accogliere temporaneamente il minore, spesso straniero e clandestino, qualora il nucleo familiare sia impossibilitato o incapace di assolvere al proprio compito – va garantito il rapporto numerico minimo di 1 unità di personale con funzione di educatore-animatore ogni 2 ospiti; quella familiare si caratterizza per la presenza effettiva e permanente di una famiglia o di almeno due adulti di riferimento residenti nella struttura, per svolgere le funzioni genitoriali visto che l’organismo ha finalità di supplenza temporanea del nucleo familiare come in indica la denominazione.
Secondo la procura, tutto questo non sarebbe stato rispettato nelle due comunità tra il novembre 2010 e il luglio 2014, il periodo verificato dai Nas. In particolare non ci sarebbe stata la giusta proporzione tra educatori e ragazzi da una parte, mentre nella comunità familiare a volte si sarebbe riscontrata qualche assenza tra gli operatori.
Contattato al telefono, il legale rappresentante Marco Masiero si limita a dire: «Tutto è partito dal controllo dell’Ufficio provinciale del lavoro. È vero sono stati anche qui i Nas ma non intendo dichiarare nulla. Tutto è nelle mani del nostro legale, l’avvocato Manuela Salvalaio».-

L'indagato, Masiero, preferisce restare in silenzio

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(L.L.) Marco Masiero, legale rappresentante delle due onlus, non vuole rilasciare dichiarazioni. Nella sede della onlus Giovanni Danieli di via Zara il telefono squilla a vuoto. Il legale rappresentante è stato contattato su Facebook. Ha detto che parlerà soltanto dopo aver letto quello che viene scritto. Quindi, parlerà oggi.

Lo scorso aprile gli agenti della polizia ferroviaria di Ancona avevano rintracciato in stazione un diciassettenne, che si era allontanato dalla comunità Giovanni Danieli di via Zara alla quale era affidato. Il ragazzo, di origine ucraina, ma di nazionalità italiana, faceva parte di un gruppo di giovani in attesa del treno per Civitanova Marche, diretti ad un rave party nell'entroterra maceratese. Il ragazzo spiccava in mezzo a tutti gli altri, proprio per la sua età, decisamente inferiore. Dopo avere contattato la comunità, che aveva denunciato ai carabinieri la scomparsa del diciassettenne, il ragazzo era stato provvisoriamente affidato ad una struttura analoga di Ancona.
A Padova ci sono diverse comunità educative e familiari. Per ottenere il benestare dal Comune, i responsabili di queste onlus devono presentare delle strutture in grado di accogliere e educare i ragazzi che vengono loro affidati dai servizi sociali. Un ex funzionario del Comune dice che lo fa sorridere quando sente parlare di volontariato. C'è una retta per ogni ragazzo che viene messo in comunità e il Comune paga perche venga cresciuto e educato da personale specializzato. Tanto è vero che i servizi sociali fanno dei continui sopralluoghi, anche senza farsi preannunciare, in queste associazioni. Proprio per verificare la serietà della gestione.
E anche gli accertamenti compiuti dal personale della Direzione territoriale del lavoro di Padova dicono che queste associazioni devono essere rette da personale in regola e non da volontari.

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