"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

Accoglienza minori

Accoglienza temporanea in strutture, gruppi famiglia e comunità alloggio

Le comunità di accoglienza per minori fanno parte della rete dei servizi utilizzati per garantire, in alcuni casi, un'adeguata tutela dei minori.
Le comunità accolgono i bambini/e - ragazzi/e che si trovano temporaneamente in situazione di rischio.
L'accoglienza è temporanea e il periodo di permanenza in comunità viene di volta in volta concordato con i servizi sociali dei centri servizi territoriali (Cst) che seguono la situazione.

Le comunità di accoglienza si dividono in:
  • gruppi famiglia o comunità alloggio - strutture educativo-assistenziali organizzate sul modello familiare, costituite da uno o due educatori e quattro-sei minori ospiti;
  • istituti educativo/assistenziali - strutture per minori che possono essere a carattere:
    - residenziale, nei casi in cui il minore ha bisogno di un intervento di tutela educativo/rieducativo che prevede l'allontanamento dal nucleo familiare;
    - diurno feriale, quando è sufficiente integrare i bisogni di tutela del minore con un sostegno educativo-scolastico o di animazione;
  • comunità di pronta accoglienza - comunità che offrono accoglienza immediata e tutela nei confronti di quei minori che vengano a trovarsi in condizioni di rischio e per i quali non è possibile contare sulle normali capacità di protezione da parte del nucleo familiare.
    Le comunità di pronta accoglienza possono attivarsi solo su richiesta del Tribunale per i minorenni, della Polizia minorile delle Questure o dei servizi sociali territoriali.

Due comunità nel mirino del Nas Indagato il legale rappresentante

L’accusa contestata a Marco Masiero è che gli operatori fossero assenti o insufficienti rispetto ai ragazzi ospitati nella struttura: per il loro mantenimento sono concessi contributi pubblici

Ragazzi ospitati in comunità (tanto educative quanto familiari) ma senza un’adeguata presenza da parte degli educatori, insufficienti per numero o in alcune fasce orarie assenti. Ecco perché il reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture è stato contestato a Marco Masiero, 44 anni di Padova, legale rappresentante di due onlus che ospitano ragazzi dai 14 ai 18 anni e, per questa ragione, ricevono dei contributi pubblici grazie a una convenzione stipulata con l’amministrazione comunale. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero padovano Francesco Tonon ed è affidata ai carabinieri del Nas che si sono attivati dopo una segnalazione dell’Ufficio provinciale del lavoro. Ufficio provinciale che, in seguito a una serie di controlli, aveva segnalato le irregolarità riscontrate nelle due strutture socio-assistenziali. Si tratta della comunità educativa Giovanni Danieli che ha due sedi nel quartiere San Bellino, in via Zara 35 e in via Induno 38 (rispettivamente 8 e 3 posti in base alle tabelle dell’Usl 16); e della comunità familiare Ilithyia che si trova a Chiesanuova in via Calzecchi Onesti 25/12 (5 posti) mentre la sede dell’ente gestore, l’associazione omonima, è in via Zara 34.
La comunità deve rispettare degli standard per quanto riguarda i requisiti, senza i quali non solo non viene concessa l’autorizzazione all’esercizio, ma nemmeno può essere “accreditata” (e quindi ricevere contributi pubblici) secondo quanto previsto da un provvedimento attuativo delle legge regionale numero 22 del 2002 sui Servizi socio-assistenziali. E quali sono? Nella comunità educativa – che ha il compito di accogliere temporaneamente il minore, spesso straniero e clandestino, qualora il nucleo familiare sia impossibilitato o incapace di assolvere al proprio compito – va garantito il rapporto numerico minimo di 1 unità di personale con funzione di educatore-animatore ogni 2 ospiti; quella familiare si caratterizza per la presenza effettiva e permanente di una famiglia o di almeno due adulti di riferimento residenti nella struttura, per svolgere le funzioni genitoriali visto che l’organismo ha finalità di supplenza temporanea del nucleo familiare come in indica la denominazione.
Secondo la procura, tutto questo non sarebbe stato rispettato nelle due comunità tra il novembre 2010 e il luglio 2014, il periodo verificato dai Nas. In particolare non ci sarebbe stata la giusta proporzione tra educatori e ragazzi da una parte, mentre nella comunità familiare a volte si sarebbe riscontrata qualche assenza tra gli operatori.
Contattato al telefono, il legale rappresentante Marco Masiero si limita a dire: «Tutto è partito dal controllo dell’Ufficio provinciale del lavoro. È vero sono stati anche qui i Nas ma non intendo dichiarare nulla. Tutto è nelle mani del nostro legale, l’avvocato Manuela Salvalaio».-

L'indagato, Masiero, preferisce restare in silenzio

Condivido questo articolo trovato sul Gazzettino.it

(L.L.) Marco Masiero, legale rappresentante delle due onlus, non vuole rilasciare dichiarazioni. Nella sede della onlus Giovanni Danieli di via Zara il telefono squilla a vuoto. Il legale rappresentante è stato contattato su Facebook. Ha detto che parlerà soltanto dopo aver letto quello che viene scritto. Quindi, parlerà oggi.

Lo scorso aprile gli agenti della polizia ferroviaria di Ancona avevano rintracciato in stazione un diciassettenne, che si era allontanato dalla comunità Giovanni Danieli di via Zara alla quale era affidato. Il ragazzo, di origine ucraina, ma di nazionalità italiana, faceva parte di un gruppo di giovani in attesa del treno per Civitanova Marche, diretti ad un rave party nell'entroterra maceratese. Il ragazzo spiccava in mezzo a tutti gli altri, proprio per la sua età, decisamente inferiore. Dopo avere contattato la comunità, che aveva denunciato ai carabinieri la scomparsa del diciassettenne, il ragazzo era stato provvisoriamente affidato ad una struttura analoga di Ancona.
A Padova ci sono diverse comunità educative e familiari. Per ottenere il benestare dal Comune, i responsabili di queste onlus devono presentare delle strutture in grado di accogliere e educare i ragazzi che vengono loro affidati dai servizi sociali. Un ex funzionario del Comune dice che lo fa sorridere quando sente parlare di volontariato. C'è una retta per ogni ragazzo che viene messo in comunità e il Comune paga perche venga cresciuto e educato da personale specializzato. Tanto è vero che i servizi sociali fanno dei continui sopralluoghi, anche senza farsi preannunciare, in queste associazioni. Proprio per verificare la serietà della gestione.
E anche gli accertamenti compiuti dal personale della Direzione territoriale del lavoro di Padova dicono che queste associazioni devono essere rette da personale in regola e non da volontari.

Guerra online ai finti psicologi


Truffe. Contro la diffusione dei falsi professionisti in Veneto si punta sull’albo in rete


Centoventicinque in un anno: sono i casi esaminati dalla commissione Tutela della professione dell’Ordine degli psicologi del Veneto. Riguardano presunte irregolarità nell’esercizio di attività di tipo psicologico e psicoterapeutico. Di queste, in particolare, 25 hanno riguardato l’usurpazione del titolo; 15, l’esercizio abusivo della professione; quattro, il plagio; e sei presunti laureati operanti nel settore esoterico. Per una quarantina di segnalazioni dovrà essere accertato il superamento dei confini professionali da parte di figure differenti dallo psicologo e dallo psicoterapeuta, ovvero da logopedisti, pedagogisti clinici, counselor, coach, reflector, psicofilosofi e psicopedagogisti. «I casi all’esame della commissione rappresentano la punta dell’iceberg di un fenome no che vede la professione fra le più usurpate, minacciata da una schiera di abusivi, che possono andare, nella "migliore" delle ipotesi, da figure professionali specialistiche di altro tipo, prive dei requisiti, fino all’attività dei cosiddetti maghi e alle psicosette», denuncia il presidente dell’Ordine regionale, Mar- co Nicolussi.
«Il quadro è tanto più grave poiché, se da un lato viè la lesione del legittimo interesse della nostra categoria, che l’Ordine ha il mandato di tutelare – prosegue – dall’altra, viene calpestato il diritto dei cittadini di accedere a professionisti capaci di fornire prestazioni realmente utili, nel rispetto del codice etico deontologico e della riservatezza professionale». Infatti, avverte Stefania Vecchia della commissione Tutela, «prestazioni erogate da non professionisti possono portare a conseguenze negative e ad aggravamenti sullo stato psicologico pregresso e posteriore all’intervento. A un trat- tamento inadeguato sul piano terapeutico può aggiungersi l’umiliazione di essere stati truffati».

L’esercizio della professione di psicologo è riservato solo agli iscritti, dopo un iter abilitativo che comincia con la laurea, passando per un periodo di tirocinio e un esame di Stato. Per questa ragione, l’attribuzione del titolo e l’esercizio di attività professionali da parte di non detentori del titolo costituiscono usurpazione e abusivismo, ovvero attività illecite da combattere. Il primo provve- dimento preso per arginare il fenomeno riguarda la pubblicazione dell’albo on line (www.ordinepsicologivene- to.it) sul sito degli psicologi veneti. «Dalla sezione è possibile accedere al data base degli iscritti anche con un solo dato, ad esempio il cognome. Ciò consente di verificare la professionalità di chi offre consulenze psicologiche 24 ore su 24. È inoltre possibile verificare i nominativi degli iscritti agli albi delle altre regioni collegandosi al sito www.psy.it», aggiunge Fede- rico Zanon, coordinatore della commissione Comunicazione dell’Ordine. Se invece si intende effettuare un controllo dei requisiti dello psicoterapeuta cui si intende rivolgersi, è possibile verifica- re l’iscrizione all’albo degli psicologi o a quello dei medici, collegandosi al portale della federazione nazionale Fnomceo.
E comunque gli psicologi veneti invitano a diffidare da presunti professionisti del settore che si fanno pubblicità poco probabile . «Ad esempio da qualche giorno all’università di Padova sono ricomparsi affissi ai muri i volantini di un sedicente indagatore dell’incubo che curerebbe disturbi d’ansia», denuncia il presidente. Anche la Cassazione con la sentenza dell’11 aprile rafforza la campagna degli psicologi veneti, sostenendo che la psicanalisi può essere praticata solo da laureati in psicologia e psichiatria. «Precedentemente la Suprema Corte era intervenuta anche sulla pratica dell’ipnosi, consentita solo a psicoterapeuti», conclude Nicolussi. 

REINTRODUZIONE FINO AL 31.12.2015 DELL’ABROGATO REGIME DEI CONTRIBUENTI MINIMI!!

La Camera dei Deputati ha dato il via libera al Ddl di conversione del D.L. n. 192/2014, ridando nuova vita al regime dei minimi (regime fiscale di vantaggio di cui all'articolo 27, commi 1 e 2, del dl n. 98/2011). Il regime dei minimi (imposta sostitutiva del 5% su compensi annui non superiori a 30.000€) torna quindi nuovamente opzionabile in sede di apertura della partita iva, dopo che la legge di Stabilità per il 2015 (legge 190/2014) ne aveva decretato la definitiva soppressione a far data dal 31 dicembre 2014. Il regime dei minimi torna quindi ad essere una valida alternativa al nuovo regime forfetario introdotto dalla legge di Stabilità 2015 (imposta sostituiva del 15% su compensi annui non superiori a 15.000€).
La novità ovviamente interessa coloro che hanno aperto o apriranno una partita iva nel periodo intercorrente tra il 01.01.2015 e il 31.12.2015, nulla cambia invece per coloro che hanno cessato il regime dei minimi con il 31.12.2014 per effetto del decorso del primo quinquennio di attività o di compimento del trentacinquesimo anno di età, per tali soggetti infatti, non è contemplata nessuna reviviscenza del vecchio regime fiscale.
Si attendono ora chiarimenti dagli Uffici Finanziari in ordine alle modalità operative da adottare per coloro che, avendo aperto la p.iva nel corso dei primi due mesi del 2015, e avendo opzionato il regime forfettario o fossero necessariamente ricaduti nel regime ordinario, volessero ora modificare la propria scelta.
Da ultimo pare il caso di segnalare che la posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate in occasione di Telefisco e formalizzata con la pubblicazione della circolare n. 6/E del 19 febbraio u.s., che decretava l’impossibilità di aderire al regime dei minimi per coloro che avessero aperto la p.iva in chiusura dell’anno 2014 senza aver iniziato effettivamente l’attività entro il 31/12/2014, pare ora priva di qualunque valenza attesa la proroga al 31.12.2015 del vecchio regime fiscale. Ne deriva che coloro che hanno aperto p.iva in chiusura dell’anno 2014, potranno comunque godere della vecchio regime fiscale dei minimi anche se hanno di fatto iniziato l’attività solo nel corso del 2015.
Il tutto, in attesa di un riordino complessivo della disciplina da definire in sede di attuazione della delega fiscale.

INDIPENDENZA PROFESSIONALE, EDUCAZIONE SESSUALE E TERAPIE RIPARATIVE


Questo post riprende dei concetti importanti, lo dedico al mio caro amico Marco...

In questi giorni si sono sviluppati diversi dibattiti sui temi dell’educazione sessuale nelle scuole e delle “terapie riparative” dell’omosessualità.
È anche già stato ribadito da alcuni Ordini Territoriali il dovere per ogni psicologo di osservare l’art.4 del nostro Codice Deontologico, in cui il professionista è tenuto a rispettare l’autodeterminazione e il sistema di valori di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni senza discriminazione alcuna.
Il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Veneto si dichiara, in linea con quanto ripetuto più volte dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, contrario all’idea stessa di “terapie riparative” dell’omosessualità. L’omosessualità, infatti, oggi non è considerata un disturbo e pertanto non può venire diagnosticata né tantomeno essere oggetto di una terapia.
Il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Veneto ribadisce che il ruolo dello psicologo è quello di garantire il pieno benessere delle persone che si avvalgono delle sue prestazioni, rispettandone la dignità, il diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia, le opinioni e le credenze, non operando discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Inoltre, lo psicologo ha il diritto e il dovere di lavorare in condizioni che non compromettano la sua autonomia professionale e il rispetto del Codice Deontologico, ed è pienamente responsabile dell’applicazione e dell’uso dei metodi, delle tecniche e degli strumenti psicologici che, in libertà e autonomia, sceglie.
Il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, al netto di ogni dibattito politico, sociologico o morale sarà vigile e sosterrà i colleghi affinché nulla impedisca loro di avere la doverosa libertà di operare in scienza e coscienza nel rispetto e per il benessere delle persone.
Il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Veneto – rispettando ciascun sistema di valori e credenze, purché non ledano la libertà e non mettano in pericolo la salute e la libertà delle persone – promuove, anche a seguito di un importante lavoro fatto di ascolto e conoscenza dei tanti soggetti che operano nell’ambito dell’educazione e dell’orientamento sessuale, il passaggio dalla “volontà di curare” alla “necessità di prendersi cura”.
Approvato all’unanimità da parte del Consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Veneto
Presenti: De Carlo, Miotti, Dal Corso, Ruzza, Barbano, Barbuzzi, Bargnani, Curci, Galbussera, Lamberti, Mazzocco, Michieletto, Muraro, Negrizzolo. 

Convegno "LA PSICOLOGIA COME RISORSA PER LE AZIENDE DEL VENETO" Vicenza 20/02/2015



Cara Collega, caro Collega,

abbiamo il piacere di presentarti e invitarti al Convegno dal titolo “LA PSICOLOGIA COME RISORSA PER LE AZIENDE DEL VENETO”, che si terrà a Vicenza il 20 febbraio 2015 dalle ore 16.30 alle ore 19.30, presso l’Hotel Viest in via Uberto Scarpelli 41.
L’evento organizzato da questo Ordine professionale insieme all’Assessore Regionale al Lavoro Elena Donazzan e con il Patrocinio della Regione Veneto offre l’opportunità di un confronto tra psicologi, imprenditori e manager su teorie e tecniche psicologiche applicate ai contesti lavorativi, esperienze e casi di successo già applicati in azienda, auspici e prospettive riguardo al ruolo della psicologia nelle organizzazioni.
Per visionare la brochure (qui).
L'iscrizione è necessaria al fine di poter registrare le richieste di partecipazione, che avverranno secondo l’ordine di arrivo e non potranno superare i limiti di capienza della sala.
Se sei interessata/o puoi iscriverti al più presto con una delle seguenti modalità:
- compilando il format di adesione via WEB che troverai al seguente link:
http://www.ordinepsicologiveneto.it/typo3/iscrizione/cod0032
- compilando la scheda di partecipazione (qui) e inviandola all'Ordine fax n° 041983947.
Successivamente all'inoltro via e-mail o via fax; la Segreteria, verificati i dati e la disponibilità dei posti, invierà comunque via e-mail una conferma di accettazione o meno dell'iscrizione.
Sperando di poterti annoverare tra i partecipanti, ti salutiamo cordialmente e ti auguriamo buon lavoro.
Il Presidente
Alessandro De Carlo

C'è un bellissimo corso di psicomotricità collegato a questa serata introduttiva, per informazioni contattate il comune di Piazzola sul Brenta

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